Solide radici e capacità di cambiare: 100 anni di Gloria Med

Alessandro e Alberto Peroschi rappresentano la terza e quarta generazione di una realtà tutta italiana che da oltre un secolo eccelle nella produzione di calze medicali e tutori elastici per patologie venose e linfatiche, Gloria Med. Ascoltarli raccontare la storia dell’azienda, dalle intuizioni pionieristiche del fondatore, Napoleone Peroschi, alle innovative tecnologie che hanno permesso all’impresa di affermarsi a livello internazionale nel settore della flebologia, è un viaggio alla scoperta di quello che rende unici e longevi i family business del nostro territorio. Attualmente l’azienda è presente in due province: la storica sede di Menaggio (Como) ospita gli uffici amministrativi, mentre la sede di Traona (Sondrio) la parte produttiva e logistica.

La vostra azienda ha compiuto 100 anni ma in realtà la sua storia ha radici ancora più antiche, che risalgono a fine 800. Potete raccontarcene le tappe principali?

Alberto Peroschi, Responsabile R&S di Gloria Med – Ph. Gianmarco Peroschi

Alessandro – È vero, abbiamo un diploma dell’Ortopedia Baldinelli di Milano che certifica che Napoleone Peroschi, mio nonno, lavora come Tecnico Ortopedico nel capoluogo lombardo dal 1895 al 1900. Nel 1910 si trasferisce con la moglie a Lugano per aprire un suo negozio di ortopedia in Piazza Cioccaro, che gestisce fino al 1926, anno in cui fonda Fabbrica Calze Elastiche Gloria, attività produttiva di calze e cavigliere elastiche, ginocchiere e prodotti similari. Il negozio viene così ceduto a un signore di Lugano di nome Ganser e rimane aperto fino ad alcuni anni fa. Negli anni 30 Napoleone rientra con la famiglia in Italia e inaugura a Menaggio quella che diventerà la sede storica dell’azienda. Nel 1940 lo affianca mio padre Vittorio, mentre io e mio fratello, arrivati negli anni 80, iniziamo ad occuparci rispettivamente dell’area commerciale e della ricerca e sviluppo. Mio figlio Alberto, che rappresenta la quarta generazione, entra in azienda nel 2012. Nel 2014 è stata costituita la consociata Gloria Med Pharma, dedicata alla distribuzione di farmaci e dispositivi per scleroterapia e dermocosmetici per gambe e nel 2020 abbiamo avviato il trasferimento dei reparti produttivi e della logistica nella nuova sede di Traona, in provincia di Sondrio, un edificio in cui grande attenzione è rivolta alle nuove tecnologie, alle energie rinnovabili e al rispetto delle esigenze dei dipendenti, che è stato inaugurato ufficialmente nel 2021. Nello stesso periodo abbiamo cambiato il nostro logo storico Gloria in Gloria Med, rinnovando così anche tutta la comunicazione istituzionale, commerciale e scientifica.

Secondo voi quali sono i fattori chiave che hanno determinato la longevità dell’azienda?

Alberto – Credo siano il giusto equilibrio tra tradizione e capacità di cambiare, di continuare a innovarsi. E poi tanta visione, coerenza nel tempo e il saper prendere decisioni con il pensiero rivolto non solo al presente, ma anche al futuro.

Alessandro – Penso che Alberto abbia già descritto tutto perfettamente. Mi ero annotato quattro parole che riassumono quello che in sostanza ha già detto: impegno, passione, responsabilità e visione. Come spiegava lui, è fondamentale anche mantenere un buon equilibrio tra tradizione e innovazione.

Attualmente in Gloria Med lavorano insieme terza e quarta generazione: quali sono state per voi le criticità e le sfide del passaggio generazionale?

Alberto – Il passaggio generazionale rappresenta sempre una sfida delicata perché non riguarda solo il lavoro, il business, ma anche le relazioni personali e i valori. Sicuramente deve essere un processo graduale perché le nuove generazioni hanno una visione e delle competenze diverse rispetto a chi ha maggiore esperienza, più visione strategica e conoscenza del settore però magari non possiede la stessa sensibilità verso temi come innovazione e digitalizzazione e ha uno sguardo forse meno allenato sul mondo attuale rispetto a un giovane. Io per adesso posso dire di aver avuto un’esperienza positiva: tra me, mio padre Alessandro e mio zio Franco si è creato un buon equilibrio, ci si confronta e andiamo abbastanza d’accordo.

Ph. Claudio Colombo

Alessandro – Il passaggio generazionale è stato nel complesso positivo. Devo dire che questi cambiamenti portano sempre novità in azienda ed è giusto il discorso dei rapporti – personali ma prima di tutto familiari – che faceva Alberto. Secondo me in passato c’era un maggiore gap di mentalità tra generazioni, mentre oggi questa differenza è più sfumata. Ad esempio, parlando di digitalizzazione, io e mio fratello Franco, rispettivamente over 60 e over 70, usiamo la tecnologia anche se siamo senza dubbio meno smart rispetto ad Alberto. Forse adesso nel passaggio generazionale c’è più fluidità, in passato c’era un distacco maggiore tra la generazione in uscita e quella in entrata, ma forse proprio questa differenza è servita a dare nuovo slancio e una spinta ulteriore all’azienda. Io e mio fratello siamo entrati in Gloria in una fase difficile ma la nostra fortuna è stata che, rispetto a nostro padre Vittorio che gestiva tutto da solo, come tipico dell’imprenditore che si occupa un po’ di ogni aspetto aziendale, abbiamo fatto studi diversi. Franco ha studiato ingegneria e seguito la parte tecnica, assicurando un certo sviluppo all’azienda e io, che ho studiato economia, mi sono occupato della parte commerciale. Ci siamo divisi i compiti, siamo riusciti a risollevare l’azienda e poi in seguito a svilupparla grazie ad alcune decisioni strategiche che si sono rivelate corrette. Ma abbiamo commesso anche tanti errori! Con l’arrivo di Alberto, che è entrato con entusiasmo e ha seguito molti nuovi progetti, siamo ulteriormente cresciuti.

Il vostro è un settore di nicchia e siete gli unici in Italia a produrre il filato a partire direttamente dall’elastomero, che rappresenta l’anima dei vostri prodotti. Quali sono le sfide maggiori che riscontrate?

Alessandro – Sono poche le aziende che operano in questo settore, tra cui una – con cui collaboriamo – è proprio in Valtellina, a Delebio, a pochi chilometri dalla nostra sede produttiva. Siamo l’unica impresa in Italia e una delle poche in Europa ad avere un processo completamente verticale e integrato, compresa la parte di produzione e di ricopertura dei filati. Oltre alle certificazioni ISO 9001:2015 e ISO 13485, dal 1990 facciamo parte dell’Associazione Tedesca produttori calze medicali e aderiamo alla normativa RAL-GZ 387, il più alto standard qualitativo a livello globale. La criticità maggiore è che a Traona non siamo circondati da un tessuto industriale tale per cui se si rompe un macchinario si può andare in un’azienda vicina per farsi prestare un pezzo di ricambio. Ovviamente è solo un esempio di fantasia, però è vero che ci troviamo in una posizione un po’ isolata. L’aspetto in un certo senso positivo è che non rischiamo di contenderci i dipendenti, anche se va detto che tutte le aziende hanno difficoltà a trovare personale specializzato. Operiamo in un settore di nicchia e sicuramente a livello produttivo i maggiori player sono all’estero, in Germania, Svizzera e Francia. Si tratta però di gruppi multinazionali di dimensioni molto grandi rispetto a noi. Nonostante questo, ce la caviamo.

Ci sono particolari investimenti in innovazione che avete fatto di recente?

Alberto – Nella sede di Traona abbiamo da poco ampliato il nostro impianto fotovoltaico e ora tutta la copertura dell’edificio è rivestita di pannelli. Produciamo più energia di quella che ci serve, quindi la immettiamo nel circuito. Rispetto a prima abbiamo incrementato la produzione tra i 50 e i 60 kilowatt.

L’attenzione al capitale umano è sempre più centrale per le aziende. Avete recentemente conseguito la certificazione della parità di genere: ci sono altri progetti che vi vedono impegnati in questo senso?

Alberto – In Gloria Med le persone non sono solo una risorsa, rappresentano il cuore dell’azienda. La nostra attenzione verso i collaboratori si traduce in ascolto, formazione, crescita, creazione di un ambiente inclusivo e rispettoso. Cerchiamo di costruire e mantenere un ambiente favorevole e mi sembra che siano tutti abbastanza soddisfatti. Negli ultimi anni riscontriamo un turnover molto basso: le poche persone che sono uscite lo hanno fatto solo perché ci siamo trasferiti lontano da Menaggio e per loro era più difficile raggiungere la sede in Valtellina.

Alessandro – Sì, sono completamente d’accordo, il clima è sereno e collaborativo. Oltre all’applicazione del contratto collettivo nazionale, abbiamo un contratto integrativo che offre alcuni vantaggi, ad esempio a livello assicurativo. Inoltre, siccome ci sono dipendenti che arrivano da lontano, abbiamo adottato un orario di lavoro flessibile che permette – anche solo per 10 minuti – di evitare un po’ il traffico del rientro. Come dice Alberto, essendo l’attività umana il cuore dell’azienda, si cerca di averne cura in diversi modi. Spesso a Menaggio incontro persone di 75, 80 anni, che hanno lavorato da noi per una vita, sono divenuti ormai degli amici e a distanza di venti/trent’anni ci ringraziano ancora dicendo ‘Se oggi ho una pensione è grazie al lavoro tuo, di tuo padre e di tuo nonno’. Secondo me questo è il riconoscimento più bello che si possa ricevere. Un giorno ho accompagnato la giovane collaboratrice che abbiamo recentemente assunto a Menaggio a visitare la sede di Traona. Una dipendente – prossima alla pensione – le ha detto: ‘Tieniti stretto il posto perché con la famiglia Peroschi si lavora bene’. Sentirlo dire proprio da chi ha lavorato tutta la vita da noi mi ha fatto grande piacere.

Avete parlato di giovani neoassunti: qual è l’età media dei collaboratori?

Alberto – Le ultime figure che sono entrate in azienda hanno tra i 20 e i 25 anni, però l’età media complessiva del nostro personale è un po’ più alta, anche perché è un lavoro che sta andando a scomparire e sembra non piacere più tanto alle nuove generazioni. Le collaboratrici che lavorano sulle macchine da cucire una volta lo facevano anche a casa, quindi arrivavano da noi già dotate di un certo bagaglio tecnico. Oggi una ragazza che esce dalle scuole non è così preparata, anche perché nel nostro territorio non ci sono istituti di settore per formarla.

Esiste in Italia qualche scuola che fornisce una formazione specifica per il vostro settore?

Alberto – Brescia è da sempre il cuore della calzetteria, anche se più orientata al settore moda, e offre maggiori opportunità formative ma so che il mestiere sta andando a scomparire un po’ dappertutto e i corsi attirano sempre meno iscritti.

Alessandro – Il settore calzetteria moda nel nostro Paese purtroppo è in profonda crisi ed è spostato tutto all’estero, in particolare in Polonia e in Serbia.

Come fate a sopperire a questa mancanza di personale preparato? Vi occupate voi di formare il personale?

Ph. Claudio Colombo

Alberto – Sì, tutta la formazione è on the job, perché occupandoci di dispositivi medici abbiamo dei macchinari specifici che richiedono una certa dimestichezza anche a collaboratori che hanno già lavorato in settori analoghi e in ambito tessile. In base al tipo di mansione, c’è un tutor senior che segue la nuova risorsa per un determinato tempo. Io stesso sto seguendo un ragazzo in un percorso formativo che durerà mesi, non settimane.

Che consiglio dareste ai giovani che si affacciano sul mondo del lavoro?

Alessandro – Oggi molti ragazzi puntano subito all’estero, dove giustamente ci sono maggiori possibilità per fare esperienza, ma credo si possano trovare anche valide soluzioni qui sul nostro territorio. Per esempio, per una neolaureata residente in Valtellina trovare lavoro in un’azienda farmaceutica – nel caso specifico la nostra affiliata Gloria Med Pharma – a 15 km da casa non è scontato. Per chi vive in queste zone Traona è una valida opportunità, rispetto a Milano o al Canton Ticino che offrono sicuramente molti vantaggi ma richiedono ore di spostamenti in auto. Se si ha l’aspirazione di entrare in un’azienda di grandi dimensioni bisognerebbe orientarsi altrove, ma se si volesse lavorare in una media impresa a pochi chilometri da casa che spazia dalla meccatronica tessile sino agli affari regolatori dispositivi medici potrebbe essere una buon opportunità.

Alberto – Il miglior consiglio che potrei dare ai giovani è di avere pazienza. Oggi tanti di loro vogliono tutto subito, invece bisogna lavorare, avere curiosità e tanta voglia di imparare e di crescere lungo il percorso che si decide di intraprendere. Ovviamente ogni caso è a sé: abbiamo avuto delle ragazze che hanno provato per alcuni mesi a lavorare sulle macchine da cucire, ma non era un’attività nelle loro corde. Non tutti sono portati per un certo tipo di lavoro e ognuno deve trovare la propria strada, il proprio percorso.

Cosa riserva il futuro e cosa vedete nei prossimi 100 anni di Gloria Med?

Alberto – Affrontare il futuro con lo stesso spirito che ci ha accompagnato finora. Quindi direi innovare, ma senza perdere i valori fondanti dell’azienda. Continueremo sempre a investire nelle persone, nella qualità, nella sostenibilità e nel cercare di rafforzare la nostra presenza sul mercato e di affrontare nuove sfide. Penso che questi 100 anni non siano un punto d’arrivo, ma una nuova partenza.

Franco e Alessandro Peroschi (a sinistra e a destra della foto), con Antonello Regazzoni e Gianluca Brenna – Ph. Gianmarco Peroschi

Alessandro – Per rafforzare questa idea potrebbero essere interessanti anche delle partnership industriali o commerciali con altre aziende sia in Italia sia all’estero. Mi spiego meglio: anziché rimanere completamente indipendenti e fare tutto da soli, si potrebbe puntare a una maggiore verticalizzazione del processo assieme ad altre aziende oppure dar vita a produzioni congiunte. Bisogna aprirsi all’esterno, che non significa cedere l’azienda o parte dell’azienda, significa attivare joint venture e collaborazioni. Io dico sempre: ‘Se la mia azienda vale 10 e un’altra vale 5, magari mettendoci insieme sotto il profilo industriale, commerciale, marketing, non valiamo 15, ma 18′.

La festa per il vostro centesimo anniversario è stata organizzata lo scorso aprile al Museo della Barca Lariana di Pianello del Lario: c’è un motivo specifico per cui avete scelto questa location?

Alessandro – Volevamo organizzare un evento rivolto prima di tutto ai dipendenti e alla rete commerciale, a cui invitare anche qualche autorità, ma non sapevamo dove farlo. Quando ci hanno contattato dal Museo della Barca Lariana sono andato a visitarlo con la mia collaboratrice Anna Maria. Non lo avevo mai visto e sono rimasto letteralmente a bocca aperta perché dall’esterno non se ne percepiscono chiaramente l’ampiezza e la rilevanza. Abbiamo deciso di organizzare la festa lì e devo dire che ha avuto un certo impatto sui presenti. Sul nostro lago ci sono dimore storiche come Villa Carlotta e Villa Balbianello che sono conosciute a livello internazionale, ma anche musei molto interessanti che sono poco noti ai turisti e che vale la pena di scoprire. Abbiamo in programma altri eventi nei prossimi mesi: ad esempio, a settembre inviteremo per alcuni giorni i nostri distributori esteri e sarà l’occasione per far conoscere il nostro splendido territorio.

A cura di Erica Premoli

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