STEFANIA PIFFERI, UN’AFFERMATA FOTOGRAFA COMASCA IN FLORIDA

Stefania Pifferi, affermata fotografa comasca che da anni vive e lavora a Naples, Florida, è figlia d’arte e non fa mistero che il suo cognome sia stato un buon aiuto, almeno all’inizio e finché viveva a Como. Suo padre Enzo, infatti, è un’autentica istituzione della fotografia comasca e non solo ma, siamo certi, vedendo i lavori di sua figlia, non può che esserne orgoglioso. A differenza sua, che è un grandissimo paesaggista, Stefania ha seguito la sua inclinazione per il ritratto di persone e oggetti, lo still-life, ma ha all’attivo anche ottimi lavori in ambito industriale. Basta sfogliare il libro celebrativo di Saati, la multinazionale del tessile tecnico di Appiano Gentile, per apprezzare il potere espressivo delle sue immagini, l’energia che emanano, i messaggi potenti che trasmettono. Vive in una città molto particolare nella parte meridionale della Florida, dove è sempre estate, eletta a dimora di molti ricchi americani che preferiscono le temperature gradevoli del golfo del Messico rispetto agli eccessivi sbalzi di altre zone dell’immenso continente americano.

“Naples è la quinta città più ricca degli USA, una bolla strana, è molto curata: non c’è un filo d’erba fuori posto, ed è molto sicura: non si chiudono nemmeno a chiave le porte perché c’è un servizio di polizia assolutamente efficiente. Diciamo – sorride Stefania mentre ci racconta dalla sua luminosa casa che si affaccia su una rigogliosa foresta a pochi passi dalle calde acque del Golfo del Messico – che qui non succede mai niente”.

Qual è la tua formazione, Stefania?

Dopo il liceo scientifico al Gallio non avevo molto chiara la strada che avrei voluto intraprendere, e di certo non avevo alcuna idea di diventare fotografa come mio padre. Per cui ho deciso di prendere tempo e migliorare il mio inglese andando a vivere un anno a New York. Quando sono tornata, visto che non avevo ancora risolto i miei dubbi, mio padre mi ha obbligato a lavorare con lui, e pian piano ho familiarizzato con il mondo della fotografia. A quel punto ho deciso di perfezionarmi in questo settore andando a studiare a Milano all’Istituto Italiano di Fotografia, una scuola che è molto di più di un’accademia o di un istituto di fotografia. È un centro studi sull’immagine, un vero e proprio punto d’incontro fra talento e mercato. L’anno successivo sono tornata a New York, questa volta per perfezionarmi e frequentare l’International Center of Photography, finché nel 1998, tornata dagli USA, ho aperto a Como il mio studio fotografico decidendo di staccarmi completamente da mio padre.

Non andavi d’accordo sul lavoro con lui?

No, tutt’altro, semplicemente ho scoperto che avrei guadagnato molti più soldi lavorando in proprio che per lui (ride di gusto, ndr).

Perché hai deciso di lasciare Como dove ormai avevi uno studio ben avviato e ottime collaborazioni attive?

Mi sono trasferita in America per amore, e di conseguenza ho deciso di spostare il mio business in Florida: vi avevo già vissuto prima, ed è più vicina all’Italia rispetto alla West Coast. Dopo tanto lavoro a Como avevo deciso di dedicarmi un po’ a me stessa facendo altre cose che fino a quel momento avevo tralasciato. Come, ad esempio, realizzare un libro fotografico che ho incentrato su Naples, stampato a Como e poi spedito negli USA dove ha avuto grande successo.

Hai incontrato qualche difficoltà all’inizio?

Tantissime. Soprattutto abituarmi al fatto che non erano più i clienti che cercavano me, come avveniva fino a quando stavo a Como, ma ero io a doverli cercare, oltretutto ripartendo da zero. Inoltre, nella mia vita italiana ero sempre stata abituata a viaggiare per il mio lavoro, mentre in USA è raro che un fotografo venga chiamato per lavorare in altri Stati o all’estero. Non esiste il concetto di investire così tanto nella fotografia. Devo ammettere che la vita sedentaria, all’inizio, l’ho sofferta molto.

Che differenza hai riscontrato nel mondo del lavoro tra Italia e Stati Uniti?

L’etica lavorativa è completamente diversa. Qui se rispondi alla richiesta di un cliente hai già vinto, perché capita spesso che la gente non risponda o non si presenti al lavoro senza nemmeno avvisare. Negli USA essere affidabili è certezza di una carriera sicura.

A cosa imputi questa sorta di inaffidabilità americana?

Probabilmente è dovuta al fatto che qui c’è sempre stato talmente tanto lavoro che nella mentalità tipica manca il senso del sacrificio di cercare di tenersi il lavoro o il cliente.

Che opinione hanno i tuoi conoscenti americani dell’Italia?

Sono affascinati dall’Italia e conoscono tutti il lago di Como. Appena scoprono che sono italiana amano raccontarmi le loro vacanze nel nostro Paese.

Che atteggiamento bisogna avere per affrontare un’esperienza così importante di cambiamento di vita?

Come tutti i posti, gli USA sono bellissimi quando ci si va in vacanza, mentre per viverci le cose cambiano. Se uno decide di venire qui deve fare i conti con una situazione completamente diversa rispetto all’Italia: per esempio la necessità di un’assicurazione medica, il credit score attraverso la carta di credito per riuscire a raggiungere un punteggio sufficiente per poter ottenere un finanziamento.

Che percezione si respira ora negli Stati Uniti rispetto alla situazione economica?

C’è il 6.2% di inflazione a causa dell’aumento dei costi delle materie prime. Gli imprenditori hanno difficoltà a trovare personale a causa dell’indennità di disoccupazione e moltissimi preferiscono continuare così. Addirittura all’aeroporto di Atlanta i negozi e ristoranti sono tutti chiusi per mancanza di personale disponibile a lavorarci. Tutto ciò ha portato a quasi il raddoppio dei prezzi degli alimenti o a non trovare più prodotti.

Ci sono sempre le condizioni per un giovane italiano di vedere gli USA come una grande opportunità lavorativa?

Ci sono molte più opportunità di prima, vista anche la massa di persone che ha lasciato il lavoro, per chi ha voglia di fare e un’etica professionale come quella media italiana. Ma ad onor del vero devo dire che non è semplice venire a lavorare qui. Bisogna fare i conti con le regole dell’immigrazione.

Hai mai considerato di ritornare a stabilirti in Italia?

È sempre stato nei miei pensieri ma con l’arrivo del Covid e con la Florida completamente aperta ho capito che ero nel posto giusto al momento giusto. Non avevo più la paura di aver perso qualche occasione. Qui non abbiamo percepito il lockdown e devo dire che il lavoro non mi è mai mancato. Anzi, al contrario, proprio per il discorso sull’etica che facevo prima, sono subissata di richieste.

Quali consigli daresti a un giovane italiano che non ha ancora iniziato il suo percorso lavorativo?

In generale a un giovane prima di iniziare qualsiasi carriera suggerisco di conoscere il mondo per avere una visione e mentalità più aperta possibile, che serve in qualsiasi campo, e imparare l’inglese. A me è servito moltissimo anche per la mia carriera in Italia. A 23 anni ho avuto la possibilità di fare un servizio fotografico alla figlia di uno dei più grandi produttori cinematografici che si sposava a Villa d’Este battendo la concorrenza dei fotografi più quotati, sono certa, grazie alla mia capacità di parlare bene l’inglese.

Ovviamente, le bellissime foto di questa intervista non potevano essere che di Stefania Pifferi.

A cura di Stefano Rudilosso