ARKEMA, VENT’ANNI DI TRASFORMAZIONE

Fabio Foresti, direttore dello stabilimento di Mozzate

Se ogni mattina apriamo un vasetto di yogurt, una confezione di lenti a contatto o una delle migliaia di confezioni che utilizziamo senza nemmeno farci caso, difficilmente pensiamo a cosa renda possibile quella semplice apertura. Dietro una confezione flessibile ci sono materiali, tecnologie e processi industriali molto più sofisticati di quanto si possa immaginare. E dietro alcuni di quegli adesivi che garantiscono la tenuta dell’imballaggio, proteggendo il prodotto e contribuendo alla sua conservazione, potrebbe esserci anche una tecnologia sviluppata proprio nel comasco. A Mozzate, infatti, Arkema produce resine poliuretaniche e speciali utilizzate per realizzare adesivi destinati all’industria del packaging alimentare, ma anche poliuretani per l’automotive, per la plastificazione della carta e per applicazioni legate alla cosiddetta “finta pelle”. Nel sito opera, inoltre, un centro di ricerca e sviluppo dedicato agli adesivi. È una tecnologia che non vediamo, ma che accompagna ogni giorno la nostra vita. E dietro quella tecnologia c’è una storia industriale che affonda le sue radici molto prima della nascita di Arkema. Nata il 18 maggio 2006, con la quotazione alla Borsa di Parigi, la multinazionale ha da sempre avuto un’ambizione precisa: costruire un gruppo indipendente specializzato nei materiali di specialità. Vent’anni dopo, quella scelta ha prodotto una trasformazione profonda. Il Gruppo, che alle origini aveva una forte impronta europea e una presenza importante nei prodotti chimici di base, è diventato un player globale della chimica di specialità. Oggi circa l’85% del fatturato proviene dai materiali di specialità, contro il 36% del 2006. Una crescita costruita attraverso innovazione, investimenti e una politica industriale fatta anche di acquisizioni e dismissioni. Quasi trenta operazioni hanno progressivamente modificato il perimetro del Gruppo, insieme allo sviluppo di nuovi siti produttivi in Nord America e Asia.

Oggi Arkema conta circa 20.700 dipendenti, è presente in circa 55 Paesi e nel 2025 ha registrato un fatturato di circa 9,1 miliardi di euro. Ma la storia di Mozzate comincia molto prima. Lo stabilimento nasce nel 1972 sotto l’insegna Comochem. Nel 1976 viene acquisito da Morton International, nel 1999 passa a Rohm and Haas e nel 2009 entra nel perimetro di Dow. L’ultimo passaggio è quello del dicembre 2024, quando Arkema acquisisce da Dow le attività relative agli adesivi per la laminazione degli imballaggi flessibili. Tra i cinque stabilimenti entrati nel perimetro dell’operazione ci sono Mozzate e Parona. Vent’anni di Arkema, dunque, ma più di cinquant’anni di storia industriale a Mozzate. Una storia fatta di cambiamenti societari, nuovi investimenti e nuove tecnologie, ma anche di una continuità di competenze che rappresenta uno dei patrimoni più importanti dello stabilimento. Ed è proprio qui che la tecnologia diventa qualcosa di concreto. L’adesivo è quasi sempre invisibile. Eppure, deve garantire la tenuta della confezione, proteggere il contenuto, resistere alle condizioni di trasporto e conservazione e rispondere agli standard sempre più elevati richiesti dall’industria alimentare e dal packaging. La sfida, oggi, non riguarda soltanto la performance, ma anche la sostenibilità. Arkema investe ogni anno oltre il 3% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo e punta a sviluppare materiali e soluzioni sempre più performanti e sostenibili. Una parte di questa capacità di innovazione trova a Mozzate un punto concreto di applicazione, grazie al centro R&D dedicato agli adesivi. Non è quindi soltanto uno stabilimento produttivo: è un luogo nel quale si sviluppano tecnologie destinate a un mercato globale. Ma una tecnologia, per quanto sofisticata, non si sviluppa né si produce da sola. Nel caso di Mozzate, il dato forse più significativo è quello relativo all’esperienza delle persone: più del 50% dei dipendenti lavora nello stabilimento da oltre vent’anni. Significa che molti di coloro che oggi lavorano per Arkema hanno attraversato almeno una parte significativa delle trasformazioni societarie che hanno caratterizzato la storia del sito. “Le macchine e le tecnologie da sole non bastano: i dipendenti sono la vera risorsa di questa unità produttiva”, sottolinea Fabio Foresti, direttore dello stabilimento. “È grazie alla loro competenza storica, alla dedizione quotidiana e allo straordinario know-how nella chimica applicata che Mozzate può continuare a essere un punto di riferimento internazionale nella sicurezza del packaging alimentare”. È un passaggio che racconta bene la natura di molte realtà industriali del nostro territorio: la competitività non risiede soltanto negli impianti o nel capitale investito, ma in un patrimonio di conoscenze che si accumula nel tempo e passa da una generazione professionale all’altra.

La trasformazione di Arkema passa quindi anche dalle persone e dalle modalità con cui il Gruppo costruisce il proprio ambiente di lavoro. Non è un caso che Arkema abbia ottenuto per il terzo anno consecutivo la certificazione Top Employer Italia 2026, assegnata dal Top Employers Institute per la qualità delle proprie pratiche HR. Il riconoscimento riguarda ambiti come la qualità della vita lavorativa, la diversità e l’inclusione e lo sviluppo delle competenze. “Essere Top Employer per noi significa poter offrire la migliore esperienza lavorativa alle nostre persone, in maniera uniforme e standardizzata in tutta la filiale”, spiega Daniela Xaxa, HR Manager di Arkema Italia. “I nostri processi sono inclusivi perché abbracciano la pluralità delle figure professionali, riconoscendo a ogni ruolo la propria unicità e il proprio valore, che si sia un operatore in impianto o un addetto al servizio clienti in ufficio”. Per un gruppo industriale che fa dell’innovazione uno dei propri principali motori di crescita, la gestione delle persone diventa così parte integrante della strategia. La sfida è duplice: conservare il patrimonio di esperienza accumulato nel tempo e, allo stesso tempo, renderlo capace di accogliere nuove competenze, nuovi talenti e nuovi modi di lavorare.

Le autorità presenti alla festa per il ventesimo anniversario

C’è infine una terza dimensione che completa la storia: il rapporto con il territorio. La presenza di Arkema a Mozzate non si esaurisce nei reparti produttivi. Lo stabilimento ha sviluppato negli ultimi anni diverse iniziative rivolte alla comunità e alla diffusione della cultura scientifica. I laboratori hanno accolto studenti di scuole superiori e universitari, offrendo loro l’opportunità di conoscere più da vicino il mondo della chimica, della ricerca e dell’industria. Sono state coinvolte classi del Liceo Scientifico, Classico e delle Scienze Umane Statale B. Russell – Omero di Milano, studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Istituto di Istruzione Superiore L. Cobianchi di Verbania. Ma il rapporto con la comunità passa anche dalla partecipazione diretta delle persone. I dipendenti sono stati coinvolti in una giornata di volontariato presso la Cooperativa sociale Il Granello di Cislago, mentre sul fronte della sensibilizzazione sono state organizzate iniziative dedicate all’inclusione, come il Rainbow Coffee, e alla sostenibilità, attraverso il Climate Fresk, laboratorio basato sui dati scientifici dell’IPCC per riflettere sugli effetti del cambiamento climatico e sulle pratiche sostenibili. Sono attività diverse tra loro, ma riconducibili a una stessa idea: un’azienda industriale contemporanea non vive soltanto dentro i propri reparti produttivi. Vive nelle relazioni con le istituzioni, con le scuole, con le associazioni e con le persone che abitano il territorio.

Non è un caso che alla celebrazione del 22 giugno, organizzata nello stabilimento di Mozzate per festeggiare i vent’anni di Arkema, fossero presenti anche i rappresentanti delle istituzioni locali e degli organismi che quotidianamente collaborano con l’azienda: il sindaco di Mozzate Clemente Ciccozzi, Confindustria Como, la Protezione Civile, i Carabinieri e i Vigili del Fuoco. L’anniversario è diventato così anche un momento per riconoscere il valore delle relazioni costruite nel tempo. L’acquisizione di Mozzate si inserisce nella strategia con cui Arkema punta a rafforzare la propria presenza nel mercato globale del flexible packaging. “L’acquisizione da parte di Arkema del business degli adesivi per laminazione flessibile, inclusi gli stabilimenti di Mozzate e Parona, è stata motivata dalla volontà di rafforzare la posizione nel mercato globale del flexible packaging, crescere in un settore considerato altamente attrattivo e in espansione, ampliare la presenza geografica in Europa e nelle Americhe e proseguire coerentemente la propria strategia di sviluppo nella chimica di specialità e negli adesivi ad alto valore aggiunto”, spiega Nicola Tei, amministratore delegato di Arkema Italia. Il sito comasco si trova così al centro di una filiera nella quale produzione, ricerca e mercato dialogano su scala europea e globale. Per Arkema, il ventesimo anniversario rappresenta del resto un punto di passaggio, non di arrivo. Thierry Le Hénaff, presidente e amministratore delegato del Gruppo fin dalla sua nascita, ha definito questo momento l’apertura di “un nuovo capitolo” della storia dell’azienda, all’insegna di energia, determinazione e nuove possibilità. E dentro questa grande storia internazionale c’è anche una storia comasca.

A Mozzate, da oltre cinquant’anni, cambiano i nomi sulle insegne. Non è mai cambiata, invece, la capacità di trasformare competenze, ricerca e lavoro in tecnologia industriale. Oggi quella tecnologia viaggia nel mondo, spesso nascosta dentro una confezione che apriamo ogni giorno senza sapere da dove arriva ma che comunque riempie tutti d’orgoglio.

A cura di Stefano Rudilosso

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