SUCCESSORI GIUSEPPE CATTANEO: PRECURSORI DI SOSTENIBILITÀ

“Questa Società si compone di persone laboriose, intraprendenti, piene di iniziativa e di tecnica abilità. Per commerciale importanza, ampiezza di mezzi e bontà di lavori, essa raggiunse già un posto ambito fra le fabbriche di seta italiane”.

Correva l’anno 1899 e all’Esposizione Voltiana così si parlava dell’impresa fondata solo sette anni prima, nel 1892, dagli imprenditori comaschi Camanni, Bosisio e Cattaneo. Sono passati 130 anni e la Successori Giuseppe Cattaneo SpA conserva quello slancio al futuro e quell’attenzione al capitale umano che l’hanno sempre contraddistinta.

La sede non è più quella originaria di Via XX Settembre a Como, danneggiata da un vasto incendio nel 1953, ma un innovativo stabilimento circondato dal verde ad Albese con Cassano, location ideale per intensificare la produttività aziendale e migliorare il controllo dei processi produttivi. Qui la generazione senior, rappresentata dal Direttore generale Mario Cantaluppi, è affiancata da quella junior, con Agnese Cantaluppi, figlia di Mario, nel ruolo di Responsabile Qualità e R&S, e sua cugina Lucia Moretti in quello di Responsabile Commerciale.
È Agnese ad accompagnarci nella visita alla sede e a rispondere alle nostre domande.

Puoi raccontarci le tappe salienti della vostra lunga storia?

La Successori Giuseppe Cattaneo è nata nel 1892 e prima si occupava di tessuti non specificatamente di seta. Nel corso degli anni, la struttura è stata modificata e semplificata, ci si è concentrati sulla seta. Negli anni Sessanta, la società è stata convertita in azienda puramente greggista, ovvero che produce tessuti che devono essere sottoposti alle successive fasi di nobilitazione. Si è trattato di un passaggio molto significativo, perché il mercato in quel momento stava cambiando in modo strutturale. Oggi siamo ancora specializzati nella produzione di tessuti a licci, principalmente di seta, ma in parallelo stiamo lavorando allo sviluppo di nuovi tessuti sostenibili a basso impatto ambientale, realizzati con filati che siano nuovi anche per il mercato. Si tratta di uno sforzo importante e per questo stiamo costruendo del vero e proprio know-how in azienda. Il mercato sta cambiando nuovamente, ci sono dei trend in atto e stiamo puntando molto sul tema della sostenibilità, che ormai è diventato trasversale ad ogni attività. Inoltre, abbiamo sempre creduto nelle certificazioni e dagli anni Novanta continuiamo a mantenere il sistema di gestione integrato delle ISO. Lo facciamo nella logica della formazione e del miglioramento continuo dei processi interni. Queste certificazioni volontarie sono state implementate per condividere in azienda un metodo di lavoro adeguato alle esigenze della nostra attività. L’azienda ha rivolto grande attenzione al rapporto di lavoro, alla formazione e alla sicurezza dei collaboratori. Con l’ISO 45001, che si occupa di sicurezza, abbiamo modo di tenere monitorate tutte le normative e i possibili ambiti di miglioramento; l’ISO 9001 e 14001 ci servono per proporre il prodotto migliore possibile, sia dal punto di vista qualitativo che ambientale. Abbiamo anche diverse certificazioni di prodotto, quali GOTS (per la produzione di tessuti biologici), GRS (per i tessuti riciclati) e For Textile (prima Seri.co), che ci stanno dando soddisfazioni.

Come integrate la sostenibilità in azienda?

Stiamo lavorando su diversi fronti: il primo è quello della misurazione dei consumi. Anche grazie a quanto appreso attraverso l’implementazione delle ISO, rileviamo i dati che ci servono tramite un preciso sistema di misurazione. Sono perfettamente d’accordo con quanto sostengono Gianluca Brenna e Giorgio Penati: prima occorre misurarsi, poi darsi degli obiettivi. Non è qualcosa che si improvvisa, bisogna cambiare mentalità. Noi lavoriamo per obiettivi da diversi anni: annualmente ci prefiggiamo di ridurre determinati parametri e mensilmente facciamo delle valutazioni intermedie, intervenendo per apportare correzioni quando necessario. Inoltre, monitoriamo gli scarti che produciamo in ogni singolo reparto e questo ci permette di avere una visione completa: così sono nati vari progetti, come quelli per il recupero degli scarti di orditura e degli scarti di tessuto. La seta ha un costo significativo e nel nostro caso cercare di ridurre o recuperare gli scarti prodotti diventa anche un discorso economico. Siamo sempre all’opera sui temi del risparmio energetico e dell’impatto ambientale: abbiamo installato pannelli fotovoltaici sopra l’edificio e sviluppato un sistema di recupero del calore dal circuito di raffreddamento dei compressori. Abbiamo sostituito le luci della tessitura con lampade a led di nuova generazione che ci hanno permesso di ridurre i consumi di circa il 50% e ora stiamo valutando ulteriori investimenti. La riduzione dell’impatto ambientale della nostra attività è da anni un obiettivo aziendale. Infatti, la Successori G. Cattaneo già nel 2009 era stata selezionata nell’ambito del “Progetto Energia” della Camera di Commercio di Como nella categoria “Efficienza e risparmio energetico”.

Un altro tema per voi fondamentale è sempre stato quello della formazione, che ti vede molto coinvolta anche in Associazione.

Sì, è vero. Nei nostri obiettivi annuali ci sono ovviamente anche quelli dedicati alle ore di formazione del personale. Oltre a quelle obbligatorie per normativa, ci affidiamo ai corsi erogati da centri specializzati, come il CTSS, Confindustria Como, Enfapi, e ci impegniamo a formare a rotazione tutto il team. In più, facciamo formazione tecnica, sia esterna presso le case produttrici, sia interna tramite affiancamenti, per avere figure che all’occorrenza siano in grado di muoversi in diversi ruoli. Negli ultimi due anni, per quanto possibile, abbiamo convertito i corsi in modalità online, però ci sono esperienze che vanno fatte necessariamente sul posto e che abbiamo dovuto per forza di cose rimandare. Abbiamo sempre accolto ragazzi in alternanza scuola-lavoro e intendiamo riprendere il prima possibile. Cerchiamo di fornire una formazione completa: agli studenti facciamo fare affiancamenti in tutti i reparti, anche in contabilità e HR, e li portiamo con noi dai clienti se ci sono richieste o problematiche da affrontare. Partecipiamo molto volentieri a iniziative come X-Student e agli incontri organizzati per sensibilizzare i ragazzi, anche perché la formazione tessile offerta sul territorio è di qualità, ma sono ancora pochi i giovani che decidono di intraprendere un percorso nel settore. L’età media dei nostri collaboratori è abbastanza alta proprio perché non è semplice trovare giovani che vogliano lavorare in stabilimento. Tra qualche mese ci saranno dei pensionamenti e dovremo affrontare la questione del turnover, che, come noto, è abbastanza delicata. Nei prossimi dieci/quindici anni, SMI stima che serviranno circa 50mila persone da inserire nel comparto tessile nazionale, ma non ne vengono preparate a sufficienza. Va anche detto che il criterio con cui scegliamo i candidati tende a privilegiare la propensione personale e le cosiddette soft skill, perché le competenze tecniche si possono imparare, l’attitudine e la voglia di fare no.

Credi che ci siano delle soluzioni per invertire questa tendenza?

La sede dell’azienda ad Albese con Cassano

Leggere continuamente sui giornali di crisi, cassa integrazione e concorrenza del Far East certo non spinge i genitori a iscrivere i ragazzi a un percorso specifico per il tessile. Bisognerebbe sensibilizzare le famiglie, far capire che figure come quelle che lavorano da noi, se riescono a costruire competenze tecniche di valore, si ricollocano nel giro di pochissimo tempo, non restano senza lavoro e hanno stipendi interessanti. Ovviamente il lavoro in fabbrica ha le sue caratteristiche, ma può offrire una carriera soddisfacente e stimolante, sia dal punto di vista delle competenze, sia da quello economico. Non è solo compito della scuola: anche le aziende devono fare promozione e rendersi interessanti, con il supporto delle associazioni.

La nomina di Como a Città creativa UNESCO potrebbe rappresentare una spinta alla promozione del distretto?

Di certo è un ottimo risultato che porterà luce su Como, è un’occasione per affrontare l’argomento in modo più contemporaneo e accattivante, con una visibilità internazionale. Ogni attività che viene organizzata serve a consolidare l’immagine di un distretto che ha molto da offrire: penso anche all’esperienza positiva del progetto ComON. Veniamo da due anni complicati, ma sono fiduciosa: ci aspetta un mondo diverso ma questo non significa che non ci sia più spazio per il tessile-abbigliamento nazionale. Abbiamo ancora tanto da dire e dobbiamo continuare a comunicare bene i punti di forza del know-how del nostro territorio per mantenere il posizionamento per cui siamo famosi in tutto il mondo.

Quali sono gli ingredienti della longevità di un’impresa come la vostra?

La passione e la determinazione di chi guida l’azienda e di chi ci lavora sono i primi ingredienti, senza i quali non si possono affrontare le difficoltà che ciclicamente possono toccare ogni impresa. E poi l’attenzione a quella che adesso chiamiamo sostenibilità, ma che in passato era essenzialmente la “voglia di fare bene le cose”, a 360 gradi: per noi, per i nostri clienti, per l’ambiente e per il contesto sociale in cui siamo inseriti. Lo vedete anche qui: intorno alla nostra sede non c’è asfalto, siamo immersi nel verde. Abbiamo una superficie di 11mila metri quadrati, di cui solo 5mila sono edificati perché non vogliamo avere un impatto invasivo sul territorio. E infine, un pizzico di orgoglio nazionale, a fronte di una serie di innegabili difficoltà. L’Italia è un Paese manifatturiero e sembra che intenda rimanerlo: abbiamo cercato di mantenere viva questa vocazione, non siamo andati a delocalizzare in altri Paesi per approfittare di condizioni economiche e lavorative più vantaggiose, abbiamo dato lavoro a chi abita in zona e siamo orgogliosi di offrire prodotti realizzati con precisi standard qualitativi.

A cura di Erica Premoli