Ci sono imprese che nascono da lunghi piani strategici. Altre, invece, prendono forma quasi per caso, da una domanda semplice, fatta nel momento giusto e nel luogo giusto. È quello che è successo al Parco Scientifico e Tecnologico ComoNExT, un luogo nato proprio per far incontrare competenze, visioni e imprenditorialità oltre che, ovviamente, per incubare nuove imprese. Qui, tra corridoi di startup e spazi di innovazione, si sono incontrate tre persone: due giovani che allora avevano 26 anni e un imprenditore senior. Un incontro informale, una conversazione come tante. Poi una domanda, di quelle che cambiano la direzione di un discorso e, a volte, anche di un progetto imprenditoriale. “Sarà mai possibile riciclare completamente i pannelli solari a fine vita?”. La risposta, dopo qualche momento di riflessione e di confronto, è stata sorprendentemente rapida: sì, è possibile. E proprio da quella risposta è nata Renovo. Merito dei tre co – founder: Andjela Bozinac, Nicolò Bordoli e Ivan Basilico. Merito del loro spirito imprenditoriale che ha saputo tradurre la curiosità tecnologica e una forte propensione alla sostenibilità in una startup che oggi ha la sua sede operativa a Senna Comasco e una filiale, ça va sans dire, a ComoNExT. Luogo giusto ma anche momento giusto: “I primi pannelli solari sono stati istallati 25/30 anni fa – spiegano i fondatori – e ora è arrivato il momento del loro fine vita”. Per questo era il momento giusto per creare l’azienda. 
“La nostra startup – spiega Andjela Bozinac, Coo di Renovo, una laurea in ingegneria a Belgrado dov’è nata, Master in Svizzera e corso di robotica a Lomazzo – sta sviluppando un sistema di riciclo dei pannelli fotovoltaici robotizzato, senza utilizzo di sostanze chimiche e senza combustione. Il processo funziona interamente con energia elettrica ed è racchiuso in un’unità trasportabile grande quanto un container, pensata per rendere il riciclo locale, pulito e scalabile”. Grazie a un team che unisce competenze in automazione, ingegneria ambientale e ingegneria meccanica, Renovo sta costruendo una soluzione circolare per l’industria solare, in linea con gli obiettivi climatici europei e con la necessità crescente di gestire in modo sostenibile la fine vita dei pannelli fotovoltaici.

“La nostra idea – spiega con voce pacata Nicolò Bordoli, Ceo dell’azienda, non ancora ventottenne, un diploma di perito informatico alla Magistri Cumacini e collezionista di isolatori a sospensione dei tralicci elettrici – non è quella di vendere un prodotto, ma un servizio. Attraverso le nostre rispettive competenze abbiamo progettato una stazione di lavoro completamente automatizzata in grado di estrarre tutti i singoli materiali dai pannelli solari giunti a fine vita. A differenza dei competitor attuali che bruciano o sbriciolano i pannelli per cercare poi di estrarre i componenti che però vanno a mischiarsi in modo inscindibile, l’innovazione che abbiamo portato nel settore è quella di avere la capacità di selezionare perfettamente i due tipi di plastiche presenti, estrarre il silicio e il vetro, in modo da poter essere completamente riciclati. Ma, consapevoli del fatto che anche un piccolo CAPEX iniziale può essere difficile per piccoli riciclatori, e che alcuni potenziali clienti come i grandi installatori potrebbero usare il macchinario solo per alcuni periodi, abbiamo pensato di proporla in affitto. Il cliente paga una fee per ogni tonnellata riciclata e il macchinario resta di proprietà di Renovo, pronto per essere affidato a un’altra azienda, mettendo a disposizione degli operatori del settore Raee tecnologie di riciclo efficienti, sostenibili e accessibili, riducendo costi, impatto ambientale e complessità operative”. E, particolare non indifferente, il tutto senza emettere alcuna esalazione. Sorride Andjela Bozinac, anche lei non ancora ventottenne, mentre il socio Nicolò racconta. La creazione di un’altra startup, la Treeblock, nel settore della consulenza sulla sostenibilità, l’ingegnera non nasconde la soddisfazione: “Oltre agli aspetti tecnologici – spiega – abbiamo maturato una tale esperienza in fondazione di startup che potremmo standardizzare il metodo e insegnarlo. Dopo l’idea, infatti, bisogna passare alla fase operativa che comprende un piano economico, la ricerca di finanziamenti, il contatto con venture capitalist e tutto ciò che serve perché una startup possa diventare operativa. In questo momento – sottolinea Bozinac – siamo nella fase di raccolta fondi pre-seed – la fase iniziale di finanziamento in cui le startup ottengono capitali (solitamente da founder, amici, familiari o angel investor) per validare un’idea, costruire un MVP (Minimum Viable Product) e coprire i primi costi operativi, ndr – per un investimento complessivo di 1,7 milioni di euro, suddiviso in tre tranche: 300mila nel primo trimestre del 2026, 300mila nel secondo trimestre e 1,1 milioni nel quarto trimestre. Il programma di accelerazione, insieme agli altri canali che stiamo portando avanti in modo autonomo, rappresenta un’importante integrazione strategica al percorso di raccolta fondi già intrapreso”.
Il Ceo approfondisce gli aspetti tecnici del progetto: “La macchina integra l’intero processo di riciclaggio a monte in un’unica cella robotizzata compatta, distinguendosi nettamente dai sistemi tradizionali basati su triturazione, pirolisi o operazioni manuali, che richiedono grandi impianti industriali. Il cuore tecnologico del sistema è un processo di smontaggio selettivo brevettato da Renovo, che consente la separazione ordinata dei componenti del pannello senza l’utilizzo di sostanze chimiche o combustione. Il funzionamento richiede solo elettricità, rendendo la macchina compatibile con fonti di energia rinnovabili e riducendo al minimo l’impatto ambientale. Questo approccio preserva l’integrità e il valore delle materie prime secondarie recuperate, come vetro, alluminio, rame, silicio, argento ed elementi polimerici come EVA e Tedlar. Dal punto di vista meccanico e ingegneristico – prosegue Nicolò Bordoli – la macchina è compatta, modulare e scalabile, progettata per essere trasportata in un container standard da 20 piedi. Non richiede opere edili o infrastrutture complesse ed è pronta all’uso una volta installata, rendendola adatta anche a piccoli e medi operatori di RAEE. Questa configurazione consente una rapida implementazione su tutto il territorio nazionale e un’elevata flessibilità operativa. Il sistema è gestito da PLC industriali che controllano automaticamente tutte le fasi del processo di riciclo, monitorando i parametri operativi e la massa dei materiali recuperati tramite celle di carico integrate. Una caratteristica distintiva della macchina Renovo è l’integrazione nativa di un sistema di tracciabilità digitale avanzato: grazie a un sistema di visione basato sull’intelligenza artificiale, ogni pannello viene identificato in modo univoco attraverso la lettura automatica di etichette, codici a barre e nome del produttore. I dati di identificazione del pannello sono collegati in tempo reale ai dati di processo e alle quantità di materiali estratti, creando una tracciabilità completa pannello per pannello. Tutte le informazioni vengono trasmesse a una piattaforma cloud proprietaria che garantisce la registrazione, l’analisi, il monitoraggio e la generazione automatica dei report richiesti dai consorzi RAEE e dagli enti regolatori. Ciò elimina la reportistica manuale, riduce gli errori e garantisce la piena conformità normativa. Grazie alla logica di disassemblaggio e alla precisa tracciabilità dei materiali, la macchina non solo consente la certificazione dello smaltimento dei pannelli, ma traccia anche il flusso delle materie prime secondarie lungo tutta la filiera, consentendo future applicazioni del Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) a livello europeo”.
Insomma, un progetto che ha tutte le carte in regola per trasformare Renovo da una startup a un’azienda strutturata e con un ottimo avvenire di fronte a sé, dimostrando anche che non bisogna essere necessariamente nella Silicon Valley per far nascere nuova impresa innovativa.
A cura di Stefano Rudilosso
